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Ripartendo dall’argomento già affrontato sulla solitudine del traduttore, possiamo commentare che la stessa solitudine può essere accentuata anche da una sorta di aura misteriosa che si crea intorno alla figura del traduttore. Infatti chi non si è mai chiesto, quando ci si trova di fronte ad un testo tradotto o di fronte al nome di un traduttore, chissà che faccia ha? Oppure, chissà chi ha tradotto questo testo?

Spesso quindi, la solitudine viene marcata anche dal dover restare sempre nascosti, dal non sapere chi si cela dietro a milioni di testi tradotti e quindi il traduttore da questo punto di vista risulta sempre essere invisibile agli occhi del pubblico. A volte, se non spesso, capita di non sapere nemmeno dell’esistenza di questa figura, in quanto si crede che ciò che abbiamo davanti sia stato creato direttamente nella nostra lingua.

Ma quanto pesa questa condizione di invisibilità del traduttore?

Questa condizione di invisibilità del traduttore da un certo punto di vista non deve far paura, in quanto, nonostante ci possa sembrare una figura sempre lasciata in disparte, alla fine  ci sono molti casi in cui la ricompensa arriva quando davvero si riesce a riprodurre un’opera perfetta in cui nemmeno si percepisce la presenza di una seconda mano e mente.

Certamente la paura che pervade il traduttore costantemente è quella di non riuscire mai ad emergere e a venire fuori, come può accadere ad esempio per gli autori di libri, se parliamo di opere e successive traduzioni letterarie. Per questo a volte si può cadere nello sconforto totale, soprattutto quando sappiamo bene che il lavoro che c’è dietro è immenso, le ore di ricerche sono infinite, sempre per riuscire a dare il massimo e dare alla luce un’opera completamente nuova, di cui è il traduttore stesso l’autore, ma il cui nome non compare da nessuna parte e se compare è scritto in caratteri minuscoli da qualche parte all’inizio o alla fine dell’opera.

L’invisibilità del traduttore e la sua aura misteriosa

L’invisibilità del traduttore non può che aumentare il mistero che si crea intorno ad esso e per lo stesso motivo la curiosità dei lettori, quando sono consapevoli di essere di fronte ad un’opera tradotta, aumenta nell’immaginare se si tratti di un uomo o di una donna, che volto abbia, e nei casi in cui il nome compare allora si comincia a personificare quel nome. Si tratta di un meccanismo automatico che si sviluppa esattamente come quando, leggendo un libro, grazie alle descrizioni dell’autore, riusciamo a ricreare nella nostra mente i personaggi. L’unica differenza è che in questi casi, si immaginano le caratteristiche del traduttore ma senza avere alcuna descrizione di partenza.

Quindi vediamo come l’invisibilità del traduttore sia un’arma a doppio taglio, infatti se da un lato il fatto che resti sempre dietro le quinte e che non faccia mai da protagonista può sembrare un qualcosa di sconfortante e poco appagante, dall’altro lato il compito più importante del traduttore è proprio quello di riprodurre alla perfezione un’opera in un’altra lingua, creando una sorta di vetro cristallino, trasparente attraverso il quale il testo risulti limpido, perfetto, nitido, come se fosse stato scritto direttamente in quella lingua, seguendo sempre una certa linearità per renderlo scorrevole e senza ostacoli o intoppi nella lettura. Quando un traduttore riesce a raggiungere questo risultato allora si può dire che è riuscito a svolgere il proprio lavoro alla perfezione e che la sua missione sia riuscita nel migliore dei modi.

A questo punto vediamo che la tanto temuta invisibilità del traduttore si trasforma in uno spiraglio di luce da cui emerge la bravura e la professionalità del traduttore, sempre restando nascosto, ma questa volta consapevole di essere il protagonista invisibile di quell’opera d’arte, frutto delle sue mani.

Ed è con la seguente citazione che il traduttore americano Norman Shapiro dona un valore inestimabile al lavoro del traduttore… rivalutando proprio la sua invisibilità.

“Una buona traduzione è come una lastra di vetro. Si nota che c’è solamente quando ci sono delle imperfezioni: graffi, bolle. L’ideale è che non ce ne siano affatto. Non dovrebbe mai richiamare l’attenzione su di sé.”

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