La solitudine del traduttore freelance

La professione del traduttore è fantastica sotto un’infinità di punti di vista, soprattutto se la consideriamo dal punto di vista del traduttore freelance. Senza dubbio l’aspetto più stimolante è la possibilità che viene offerta di scoprire e apprendere ogni volta qualcosa di nuovo direttamente da casa, come se si facesse una sorta di patto con lo studio e la cultura, restando sempre in una formazione continua e costante.

Questa è una di quelle caratteristiche che si impara ad apprezzare di più nel lavoro come traduttore freelance. Infatti, ogni volta che ci si trova di fronte ad un testo nuovo da tradurre si apre di fronte a noi un mondo, prima sconosciuto. Poco a poco, parola dopo parola, il bagaglio culturale di ogni traduttore freelance si arricchisce di notizie, informazioni che stimolano sempre più la nostra curiosità.

Quindi il traduttore freelance si trova ad esercitare la sua professione seduto comodamente alla sua postazione di lavoro, senza badare ll’abbigliamento, magari a piedi nudi, con una tazza di caffé poggiata su una scrivania colma di carte, penne e fogli, partendo ogni giorno alla scoperta di qualche novità, circondato ed immerso nel silenzio, interrotto ogni tanto dal suono del citofono o dallo squillo del cellulare e dai rumori provenienti dalla strada, ma si tratta di un silenzio perennemente scandito dal ticchettio dell’orologio e dal rumore delle dita che si muovono con impressionante frenesia sulla tastiera.

Ma da che mondo è mondo quella del traduttore freelance è una figura solitaria, caratterizzata, oltre che da tutti i vari aspetti positivi sopraelencati,  anche da questa piccola condizione “negativa” che è la solitudine.

Ma davvero è da considerare in modo negativo la solitudine del traduttore freelance? Perché non osservarla da un altro punto di vista?

In realtà la solitudine del traduttore freelance potrebbe essere non tanto fisica, quanto più emotiva. Questo perché, anche se si è circondati da altra gente, nel momento in cui si lavora, non abbiamo bisogno di altro che isolarci per cercare il termine più adatto, più appropriato, per dirimere un dubbio, per trovare conferme o smentite. Quindi, in fondo, è una condizione in cui ci troviamo a nostro agio, in cui ci rifugiamo per dare il meglio di noi e per far sì che il lavoro che ne viene fuori sia sempre il massimo e curato nel minimo dettaglio.

In più, se abbiamo bisogno di qualcuno, quando siamo di fronte a parti critiche di una determinata traduzione, sempre ci sarà un amico traduttore da contattare via e-mail e che risponderà con piacere trovandoci una soluzione fantastica, perché se oggi è lui a servire a noi, un domani potremmo essere noi a servire a lui. Ci sarà sempre un amico o un familiare, un conoscente o il vicino di casa esperto in un tema piuttosto che in un altro. Sempre c’è quel qualcuno che, anche se non ne sa nulla di traduzione, magari è esperto nel tema che stiamo trattando. Inoltre, se proprio non riusciamo a farci fare “compagnia” da nessuno, intenet ci offre un’immensità di blog e forum per traduttori in cui poter confrontarsi e chiedere una mano o in cui poter trovare delle soluzioni, spulciando tra i temi già trattati in altre occasioni.

I traduttori freelance, nella loro solitudine, sempre troveranno delle risorse per mitigarla, perché è proprio questo peculiare aspetto che ci fa crescere e migliorare continuamente, permettendoci di creare in noi una sorta di forza per non vedere la solitudine come un ostacolo ma bensì, come un incentivo per osservare la realtà dall’esterno e immedesimarci nei testi con cui entriamo in contatto per offrire sempre un lavoro di eccellente qualità.

In fondo non bisogna far altro che imparare a convivere con questa condizione e trarne il massimo vantaggio per far crescere la nostra figura professionale di traduttori freelance, solitari per mestiere ma capaci di creare il nostro spazio di solitudine per scelta.

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